martedì 30 agosto 2011

Non un giorno qualsiasi...

Nel 1986 Jurij Sjedych lanciò il suo martello a 86.74 metri, misura che gli regalò il nuovo primato mondiale tutt'ora imbattuto.
Un anno dopo Stefka Kostandinova volò a 2,09 metri nell'alto: mai nessuna donna osò tanto.
Nel 1991 fu la volta di Mike Powell e il suo impressionante salto al limite dei 9 metri.
Infine Tyson Gay, negli insoliti 150 metri (in curva) stabilisce il primato nel 2007.

Sjedych, Kostandinova, Powell, Gay: 4 record del mondo.
Tutti lo stesso giorno: il 30 Agosto.
Non c'è altra data nell'atletica così proficua, sarà un segnale anche per questi Mondiali di Daegu?
Oggi toccano le finali di asta e 3000 siepi femminili, 400-800-disco maschili...chi si aggiungerà alla lista?

30 Agosto: non un giorno qualsiasi.





sabato 27 agosto 2011

Londra -11: BARCELLONA 1992

Per la Spagna, l'Olimpiade di Barcellona, è il primo grande evento dopo la fine del Franchismo e il ritorno alla Democrazia. Nel Comitato Olimpico Internazionale torna il Sudafrica grazie alla fine della vergogna dell'Apatheid. Il Mondo scopre una Germania unita e impara a conoscere inni e bandiere di Stati prima appartenenti ad un'Unione Sovietica che non c'è più. Tornano Cuba e l'Etiopia, si affacciano Croazia, Slovenia e Bosnia. La Serbia in guerra gareggia solo nelle prove individuali, sotto bandiera del CIO. Lo sport, ancora una volta, riflette la realtà e si fonde ad essa. Sono le Olimpiadi di tutti e il primo a dimostrarlo sarà Antonio Rebollo. Sarà l'atleta paralimpico infatti, a scagliare la freccia che accenderà il braciere olimpico. (Naturalmente il braciere per motivi di sicurezza non si è acceso grazie alla freccia ma ritengo sia stato uno dei modi più spettacolari per farlo).


A Barcellona si compie il sogno, l'utopia di ogni sportivo: vedere tutti i campioni di una stessa specialità competere insieme. Frutto di una generazione senza paragoni e dell'apertura del basket olimpico ai professionisti, la squadra statunitense rasenta la perfezione. Lo spettacolo che possono offrire i leggendari Magic Johnson, Charles Barkley, Larry Bird, Scotti Pippen e Michael Jordan non ha rivali; il Dream Team fa sognare il mondo e fa venire gli incubi agli avversari. Il dilemma è se abbiano strappato più applausi o più punti. Sul parquet c'era sempre e solo una squadra protagonista nello spettacolo e nel gioco. Si parte dal 116 a 48 all'Angola con i giocatori africani che a fine partita sono sorridenti per poter fare una foto con quei fenomeni, fino ad arrivare alla finale, vinta per 117 a 85, con una Croazia con l'unico compito di fare da spalla alla squadra più forte di tutti i tempi. Finire il torneo senza time-out e con uno scarto medio di oltre 40 punti chiarisce, anche numericamente, quanto incredibili possano essere stati i giocatori a stelle e strisce. Che il basket americano vinca non è una possibilità ma un obbligo: 16 partecipazioni, 13 medaglie d'oro. Quando successivamente, nel 2004, si arrivò “solo” al bronzo si parlò di crisi di tutto il movimento. Ma i padri, e padroni, del basket quell'anno erano inarrestabili, di un altro pianeta.


L'italia sale sul gradino più alto del podio con una giovane Giovanna Trillini e tutta la squadra del fioretto femminile, Giovanni Lombardi e il compianto Fabio Casartelli nel ciclismo, e Pierpaolo Ferrazzi nella canoa slalom. Ma le emozioni maggiori le regalano i ragazzoni della pallanuoto: il settebello, dopo una partita infinita, vince l'oro nell'ultima giornata di gare. Dopo 32 anni dalle Olimpiadi di Roma 1960, l'Italia replica ma è una vera, estenuante, impresa. Si gioca contro i padroni di casa al cospetto del Re. Tutti sperano e credono in una vittoria iberica. Anche gli arbitri. La Spagna si stringe, per una volta, intorno ai suoi 7 catalani nella piscina Picornell. Favoritissimi, campioni europei e mondiali in carica, sono condotti magistralmente dalla stella Manuel Estiarte. L'Italia invece arriva in finale non senza difficoltà come il rigore al penultimo minuto in semifinale contro la CSI. Nella partita decisiva però sono i padroni di casa inizialmente a soccombere (4-1 fine primo tempo) ma i tempi regolamentari si chiudono sul 7-7 grazie al gol di Oca a 34'' dal termine. E' solo l'inizio del dramma: nel primo supplementare Estiarte trasforma un rigore a 42” dalla fine ma Ferretti pareggia ai -20''. Si va avanti, un altro supplementare, e poi un altro, e un altro ancora. Saranno 6 ma senza palle in rete finché Gandolfi mette a segno il gol che vale l'oro a 32'' dal termine. Il cuore in gola quando Oca prende la traversa a una manciata di secondi dal fischio finale. La palla non entra: vince l'Italia, contro tutti.


Sono state le Olimpiadi di Vitali Scherbo, ginnasta bielorusso capace di vincere 4 medaglie d'oro in un giorno(saranno 6 alla fine), ma anche quelle di Aleksandr Popov passato dall'aver paura dell'acqua a fare la doppietta 50-100 stile libero. Carl Lewis vince nel lungo: appena 3 centimetri gli bastano per battere l'8,64 di Powell e portare a casa così il terzo oro consecutivo. Kevin Young, dopo aver attaccato profeticamente dei piccoli pezzi di carta sulle puntine delle scarpe da corsa con scritto 46”89, vince i 400hs diventando il primo, e unico ad oggi, uomo a correre sotto i 47”. Nei 1500 tutti attendono il favorito Morceli e invece vince lo spagnolo Fermin Cacho facendo esplodere lo Stadio Lluìs Companys. Nella stessa gara, al femminile, la vittoria va all'algerina Boulmerka che nei giorni precedenti aveva ricevuto pesanti minacce dal mondo dell'integralismo islamico. Nella gara più lunga in pista, i 10000 metri maschili, il marocchino Boutayeb, già doppiato, danneggia il kenyano Chelimo favorendo la vittoria del connazionale Skah. Non di sole vittorie è fatta l'Olimpiade: Gail Devers perde l'occasione, dopo la vittoria dei 100 metri piani, di un'incredibile doppietta che avrebbe dello straordinario, abbattendo l'ultimo ostacolo nei 100hs. Ma è stata un'Olimpiade per tutti: dall'apertura ai professionisti nel basket, agli ultimi sport dimostrativi ammessi, fino agli atleti non più giovanissimi che competono e pure vincono (una su tutti Evelyn Ashford capace di aggiudicarsi l'oro, seppur in staffetta, a 35 anni). Però non basta esserci, se decubertanamente parlando l'importante è partecipare, lo è ancora di più portare a termine la gara. Lo sapeva bene il quattrocentista Derek Redmond che, infortunatosi ai 150 metri, commosse il mondo raggiungendo il traguardo sorretto dal padre.




giovedì 25 agosto 2011

Sotto a chi tocca!

50 anni fa esatti Giovanni Gronchi aprì uffiacialmente i Giochi della XVII Olimpiade: Roma 1960 poteva iniziare.


Oggi a mezzo secolo di distanza si dibatte per chi ospiterà l'edizione del 2020; il 1 Settembre infatti sarà l'ultimo giorno utile per presentare la candidatura. Roma, dopo aver battuto Venezia, è stata la prima a candidarsi ufficialmente. Nel giro di due settimane, a metà Luglio, alla capitale italiana si sono aggiunte Madrid, Tokyo e Istanbul.
Vi sono almeno una ventina di candidature non confermate o ritirate: dall'idea scherzosa di Hobart a quella affascinante di Parigi, da Doha e Dubai fino a Birmingham.
Solo il 16 Maggio 2012 le liste saranno ufficiali, mentre il 7 Settembre 2013 ci sarà l'effettiva elezione.

Io pronosticavo una città africana o del Medio Oriente, visto che però di candidature serie al momento non ce ne sono, vedo molto bene Tokyo, più indietro Madrid e Istanbul.
Al momento sono veramente convinto di Roma...incrociando le dita ovviamente!




martedì 23 agosto 2011

All'ultimo respiro

Nelle più recenti edizioni dei Giochi Olimpici estivi, l'ultimo giorno di gare ha sempre portato la ciliegina dorata sulla torta del medagliere italiano. Gelindo Bordin nella maratona e Giovanni Parisi nel pugilato regalarono le vittorie nell'ultimo giorno di gare alle Olimpiadi di Seul 1988, quattro anni dopo ci pensò il Settebello nella drammatica finale di pallanuoto, poi fu la volta della doppietta nel K1 500m con Antonio Rossi ad Atlanta e Josefa Idem a Sydney, fino ad arrivare a Stefano Baldini nella maratona ad Atene.

Anche a Pechino la storia si è ripetuta. Il 23 Agosto Clemente Russo vince il "torneo delle noccioline" come definì la propria conquista dell'argento (o perdita dell'oro). Il giorno dopo la rivincita fu affidata ai guantoni di Roberto Cammarelle che, ancora una volta, regala all'Italia il trionfo nell'ultima giornata di gare.

Per una volta non vi lascio una telecronaca bensì la splendida radiocronaca di Francesco Repice. La rete è piena di testimonianze video di quella medaglia ma una radiocronaca così appassionata vale più di mille immagini!




P.S.   A Londra 2012 l'ultimo giorno sono in programma le finali maschili di basket, pallamano, pallavolo e pallanuoto, boxe, moutain bike e lotta libera, mentre per le donne ci saranno quelle di pentathlon e ginnastica ritmica...c'è qualche speranza di continuare la tradizione?




Uscire di scena

Stamattina il "Buongiorno" di Massimo Gramellini su La Stampa recitava così:
"Non ho molti poster nella stanza della mia anima. Perciò mi  ribello all'idea che si deteriorino da soli. Uno è Roger Federer, il tennista perfetto <<fatto di carne e di luce>>, secondo l'immagine che gli cucì addosso lo scrittore David Foster Wallace (...). Da qualche anno la carne di Federer ha smesso di emanare luce, ma lui continua imperterrito a partecipare ai tornei, dove sempre più spesso si fa battere da mestieranti che un tempo avrebbero potuto fargli a stento da raccattapalle."
Gramellini affronta con pungente ironia la parabola discendente di Vasco Rossi per poi concludere "Nella traiettoria di una carriera, come in quella di una vita, l'uscita di scena è tutto. Il ginnasta che volteggia alla trave sarà giudicato e ricordato principalmente per l'atterraggio. Capisco il desiderio di guadagnare altri soldi e la paura di finire nel cono d'ombra. Ma si tratta di debolezze umane che vanno lasciate, per competenza, agli umani. Un poster non se lo può permettere. Anche se è un uomo. (...)"
Poi, manco farlo apposta, a pagina 44 dello stesso quotidiano capeggia il titolo "Amarcord Schumacher. Festa a Spa 20 anni dopo: il kaiser domenica torna sulla pista dove debuttò nel '91". Ecco per me quel titolo è sbagliato: Kaiser? Chi è il Kaiser? Quello che prende sempre paga dal suo compagno di scuderia? O quello che vinceva titoli a ripetizione con una Ferrari stratosferica?
Schumacher si aggiunge alla lista dei vari Michael Jordan e Lance Armstrong. Non sono un po' patetici? Se sei una leggenda, non solo un campione, ad un certo punto devi fermarti, uscire di scena. Platini docet.
Ho paura però che questo concetto, da Roger Federer a Valentino Rossi, non sia molto apprezzato.


domenica 21 agosto 2011

Abbonati a vincere

Pochi giorni e riprende ufficialmente la stagione calcistica. Possessori della Tessera del Tifoso e non sono pronti a sottoscrivere l'abbonamento per la propria squadra del cuore.
Le società applicano prelazioni e offerte infarcite di slogan: dai più semplici "Orgogliosi dei nostri colori" di marca sampdoriana e "Pronti alla sfidA" del Lecce fino all'evocativo pescarese "4-3-3 Io gioco all'attacco".

C'è chi fa addirittura meglio, come il video del Barletta o quello del Catania:
Entrambi però distanti anni luce dalle idee del Getafe...ah cosa non si inventa per avere qualche piccolo tifoso in più allo stadio!


P.S. Lo slogan catanese "Adesso tocca a te" l'anno scorso capeggiava sui manifesti atalantini con Doni testimonial...c'è da fidarsi?




sabato 20 agosto 2011

L'esultanza a bersaglio

Oggi ripensavo alle esultanze. Essendo tali son sempre belle ma son tutte diverse: c'è chi scoppia in lacrime, c'è chi si mette a correre, chi crea una coreografia studiata precedentemente e perfino chi rimane fermo immobile. Due in particolare mi sono rimaste impresse: quella di Andrea Benelli, oro nello skeet, e quella di Marco Galiazzo, oro nel tiro con l'arco, entrambi alle Olimpiadi di Atene 2004.
A vederli per strada non li farei proprio atleti, il loro fisico è tutt'altro che longilineo ma è nella loro accurata precisione che si rivelano sportivi. Poi esultano e si capisce che, in un modo o nell'altro, sono esattamente come noi.


La corsa di Andrea Benelli...

...e l'impertubabilità di Marco Galiazzo




mercoledì 17 agosto 2011

La Giraffa allunga il collo

Il 2 Luglio 2007 il primo Bandierino con l'Oca, nel Palio dell'Assunta del 2009 addirittura non selezionata per "manifesta superiorità", 50% di vittorie a fantino non scosso, prima nel 2010 e nel 2011: Fedora Saura sembra proprio una cavalla nata per il Palio.

La "nonna" Lupa spera in lei per il prossimo Palio di Provenzano: l'ultima vittoria risale addirittura al 1989 con Il Bufera...che la prossima sia la volta buona?


martedì 9 agosto 2011

Non è mai uno soltanto l'incastro giusto di un puzzle

Cooome? Tu non conosci a Rembò?
Minchia... ma... ma sei un VERGOGNATI!!!

Prima o poi un post sul calcio devo proprio scriverlo.
E allora inizio oggi, a modo mio. Parto con il raccontarne la mia visione romantica, quasi immaginaria.

Il dribbling è marcare un giocatore avversario, saltarlo mantenendo sempre il possesso della palla.
E' uno starci vicino vicino, farsi vedere sempre, quasi un toccarsi e poi: ualà, magia! sono scomparso, t'ho fottuto.
Il dribbling è abilità, furbizia e tecnica.
A volte, il dribbling diventa arte.
Il dribbling non è mai ciò che sembra.
E' proprio nel suo sorprendere che sta il talento. Tu sei convinto che io con il pallone ancorato al mio piede andrò da una parte: ed ecco, vado dall'altra.
Questo è all'apparenza il dribbling.
E' la sua spiegazione più immediata. La più semplice. Non sempre però la semplicità è la soluzione esatta.

Rembò è una programma radiofonico prima e un libro poi. Ideato e raccontato da Davide Enia viene trasmesso da Radio 2 in 15 puntate a cavallo tra il 2005 e il 2006. E' la storia di Davidù, del fumatore incallito zio Serafino che scoprì il talento di Rembò e di zia Pupetta che ogni giorno ringrazia il Cielo per essere sopravvisuta alla meningite che l'aveva colpita da piccola. Palermo e la Favorita come sfondo, la poesia del pallone come realtà.

Rembò aveva 14 anni. Era il più giovane in campo.
Il biglietto per la finale, trentunomila posti, costava: 45 lire.
Uno sproposito.
Lo stadio comunque, era strapieno.
Posti non se ne trovavano manco a pagarli a peso d'oro.
Tutto pieno era lo stadio, per vedere Rembò giocare a calcio.
Tutto pieno.
Tranne un posto.
In trbuna.
La tribuna, l'hai presente? Laddove ci sono i posti più costosi. La tribuna. E' numerata la tribuna. Ci sono le sedie in tribuna. No come ai popolari che stando sui gradoni ti viene il culo piatto e freddo. No. Hanno le sedie, loro. La tribuna è per le persone importanti, che solitamente di calcio non ne capiscono niente.
Non era questo il caso.
Accanto al posto vuoto c'era un signore anziano.
Fermo, gli occhi sul terreno di gioco, le mani in tasca, la sigaretta accesa in bocca.
Nel posto vuoto, c'era una coppola marrò.
Dietro: mio zio Serafino.
Meravigliatosi del posto vuoto e lo stadio strapieno mio zio Serafino ci spìa: "Scusàsse: ma com'è che questo posto vicino a vossìa è vuoto?".
Allora il vecchio si gira, guarda mio zio Serafino, e prendendo anulare e mignolo nel pollice ci fa segno che il detentore del posto: è morto.
"Maròòò, nooo, mi dispiace, non mi volevo permettere..."
Ma lo stadio è strapieno, il posto è vuoto, e mio zio Serafino la domanda non se la può tenere: "Mi scusi: ma non poteva lasciare il biglietto ad un parente?".
Il vecchietto sorride amaro e dice che no, non poteva: sono tutti al funerale...
"Nooo, Maròòò, mi dispiace."
Ma la nuova domanda che nasceva dentro mio zio Serafino esigeva una risposta.
"Mi scusàsse... ma cu è ca murìu?, chi è morto?"
E il vecchietto si gira, spegna la sigaretta: "Chi è morto?... E' morta mia moglie".
La partita finisce 7 a 0.
Rembò segna nove golle.
Due glieli annullano e ancora oggi ci si chiede perchè.


Rembò è un calciatore prodigio, un profeta del pallone.
Si ritira nel 1974 a 19 anni.
Da allora, di lui non si sa più niente.
Intanto, capisci che la palla è rotonda, e gira, e deve girare.
Che ogni suono ha sempre un silenzio con sé.
Che ogni cosa è se stessa ma anche un'altra.
Che la scomparsa di Rembò è un buco luminoso e pure un gol all'incrocio dei pali.

Rembò
Davide Enia
Fandango Libri
256 pagine, 15 euro


Affascinato e ingenuo, dopo la seconda puntata scrissi una mail all'autore:
"E' tutta realtà? Rembò è vissuto veramente? E perchè c'è stato il bisogno di raccontare la sua vita?"
La risposta di Davide Enia, ancor'oggi appesa nell'armadio di camera mia, è stata:
"Tutto è reale, che è un modo sottile di dire che niente lo è".





domenica 7 agosto 2011

L'Ulisse moderno

L’altro scoglio, più basso tu lo vedrai, Odisseo, vicini uno all’altro, dall’uno potresti colpir l’altro di freccia. Su questo c’è un fico grande, ricco di foglie; e sotto Cariddi gloriosa l’acqua livida assorbe. Tre volte al giorno la vomita e tre la riassorbe paurosamente. Ah, che tu non sia là quando riassorbe.
(Odissea, Libro XII, 101-104)

Colei che risucchia, Cariddi, da una parte, e colei che dilania, Scilla, dall'altra. Anche per le loro correnti, partire dalla messinese Punta Faro e giungere a San Giovanni, in Calabria, non dev'essere affatto facile, specie se l'unica forza che ti spinge è quella delle tue braccia. Nuotare per 5,2 km in un'ora, se non è una maratona poco ci manca.
La natura ha creato mare mosso e venti tesi quasi per trovare un giusto scenario alle imprese mitologiche.
La traversata dunque non è semplice competizione con l'altro, l'essere umano, ma anche contro l'altro inteso come l' ignoto: la natura che soffia e agita le acque.
Bracciata su bracciata, con l'unico ausilio del barcaiolo di riferimento, in mare aperto, un puntino nel blu dello stretto. Nell'isolamento e nel silenzio assordante del mare nascono idee di mostri spaventosi. Poi si tocca terra, quell'altra, quella dall'altra parte, e allora il sogno, o l'incubo, finisce.
Oggi si disputa la più leggendaria maratona del nuoto italiano: la Traversata dello Stretto.

Rotislav Vitek per gli uomini e Pilar Gejco per le donne, il 19 Giugno, si sono aggiudicati la gara più lunga nel calendario del fondo italiano, la Maratona del Golfo: 36 km tra Capri e Napoli per oltre 7 ore in acqua.

Per chi ancora non è un superman del nuoto estremo, sempre oggi, uno spettacolo imperdibile è la Nutata Longa di Fano, competizione aperta a tutti per un totale di oltre 400 concorrenti che si sfidano all'ultima bracciata.

Traversata dello Stretto, Maratona del Golfo, Nutata Longa e Coppa Byron...
...piccoli Valerio Cleri crescono?! Certo ci vogliono 3 anni e mezzo per trasformare un nuotatore da piscina in uno da acque libere ma come inizio non sarebbe male!





giovedì 4 agosto 2011

Rossi in rosso...e la Rossa?!

Dopo 7 anni in Yamaha, Valentino Rossi ha realizzato il sogno romantico della gran parte dei tifosi italiani: il principe pluricampione in sella al destriero rosso di Borgo Panigale, il binomio tricolore è servito. Alle prime parole del neo pilota “l'Italia mi voleva in Ducati” fa da contraltare la visione dei Ducatisti più puri che storcevano il naso all'arrivo del pilota che qualche anno prima aveva declinato l'invito. L'ex amato Stoner lavorava su linee dure, rigide, con il vero stile di una Desmosedici quasi grezza. Valentino ben presto da "Dottore" diventa "Pagliaccio" anche per quel giallo che mal si fondeva (specie se in abbondanza) con il rosso vivo. Ma è innegabile che la maggior parte del tifo italico ha visto nel binomio bianco-rosso/giallo-verde la giusta dimensione per entrambi.

Nelle competizioni motoristiche però, la tavolozza di colori da tempo ammanca del tricolore. Dei 9 piloti che hanno vinto il titolo mondiale in Ferrari, solo uno, peraltro il primo, era italiano. Alberto Ascari fece doppietta nel '52 e nel '53. Poi più nulla o quasi: Bandini fu prode scudiero del mondiale Surtees nella conquista del titolo costruttori del '64, e Alboreto nel 1985 si laureò vicecampione del mondo dietro a Prost. Altri piloti italiani passarono per Maranello, ultimi Badoer e Fisichella, ma nessuno tagliò il traguardo per primo al volante della Rossa. L'ultimo fu appunto Michele Alboreto nel Gran Premio di Germania del 1985. Arrivò in Ferrari l'anno precedente per forte volontà di Enzo Ferrari che lo dipinse così: “E' un giovane che guida tanto bene, con pochi errori. E' veloce, di bello stile: doti che rammentano Wolfgang Von Trips, al quale Alboreto assomiglia anche nel tratto educato e serio. Oggi ho la certezza che è tra i migliori della Formula 1.” Il Drake, evidentemente, già comprendeva il fascino di un pilota italiano su una sua monoposto. Il pilota milanese in 5 anni vinse 3 corse e solo problemi di affidabilità legati all'avvento del turbo gli impedirono di strappare l'iride a Prost.

Esattamente 26 anni fa, il 4 Agosto del 1985, al Nurburgring, Michele Alboreto è stato l'ultimo pilota italiano a vincere in Formula 1 con una vettura italiana.
A quando il prossimo?



lunedì 1 agosto 2011

Spiegatemi la vasca di ritorno

Si erano lasciati il 16 Agosto 2008, si sono ritrovati quasi un anno dopo.
Stessa gara, i 100 farfalla. Stessi protagonisti, Milorad e Michael.
Alle Olimpiadi di Pechino aveva vinto l'Americano. Giravano voci che fosse arrivato prima Cavic ma che Phelps avesse premuto sulla piastra con una pressione superiore. Quello che conta fu il risultato: Phelps batte Cavic per un centesimo.

Tocca ai Mondiali di Roma fare da palcoscenico per la rivincita.
Cavic domina le batterie rifilando oltre 3 decimi all'avversario: il guanto di sfida è stato lanciato.
In semifinale si migliora ulteriormente: 50"01. Nuovo Record del Mondo.
Phelps rimane a mezzo secondo.
Poi la finale. Cavic ha bisogno di tutte le forze, anche quelle del pubblico, e per farlo sventola la bandiera della Roma. Si prepara sui blocchi proprio di fronte al suo avversario. Lo vuole guardare, lo vuole studiare, ma soprattutto vuole mettergli paura. Parte ed è subito avanti, arriva alla virata con quasi una lunghezza di vantaggio e 14 centesimi sotto il suo record del mondo.

Poi vince Phelps. Mostruoso.