Cooome? Tu non conosci a Rembò?
Minchia... ma... ma sei un VERGOGNATI!!!
Prima o poi un post sul calcio devo proprio scriverlo.
E allora inizio oggi, a modo mio. Parto con il raccontarne la mia visione romantica, quasi immaginaria.
Il dribbling è marcare un giocatore avversario, saltarlo mantenendo sempre il possesso della palla.
E' uno starci vicino vicino, farsi vedere sempre, quasi un toccarsi e poi: ualà, magia! sono scomparso, t'ho fottuto.
Il dribbling è abilità, furbizia e tecnica.
A volte, il dribbling diventa arte.
Il dribbling non è mai ciò che sembra.
E' proprio nel suo sorprendere che sta il talento. Tu sei convinto che io con il pallone ancorato al mio piede andrò da una parte: ed ecco, vado dall'altra.
Questo è all'apparenza il dribbling.
E' la sua spiegazione più immediata. La più semplice. Non sempre però la semplicità è la soluzione esatta.
Rembò è una programma radiofonico prima e un libro poi. Ideato e raccontato da Davide Enia viene trasmesso da Radio 2 in 15 puntate a cavallo tra il 2005 e il 2006. E' la storia di Davidù, del fumatore incallito zio Serafino che scoprì il talento di Rembò e di zia Pupetta che ogni giorno ringrazia il Cielo per essere sopravvisuta alla meningite che l'aveva colpita da piccola. Palermo e la Favorita come sfondo, la poesia del pallone come realtà.
Rembò aveva 14 anni. Era il più giovane in campo.
Il biglietto per la finale, trentunomila posti, costava: 45 lire.
Uno sproposito.
Lo stadio comunque, era strapieno.
Posti non se ne trovavano manco a pagarli a peso d'oro.
Tutto pieno era lo stadio, per vedere Rembò giocare a calcio.
Tutto pieno.
Tranne un posto.
In trbuna.
La tribuna, l'hai presente? Laddove ci sono i posti più costosi. La tribuna. E' numerata la tribuna. Ci sono le sedie in tribuna. No come ai popolari che stando sui gradoni ti viene il culo piatto e freddo. No. Hanno le sedie, loro. La tribuna è per le persone importanti, che solitamente di calcio non ne capiscono niente.
Non era questo il caso.
Accanto al posto vuoto c'era un signore anziano.
Fermo, gli occhi sul terreno di gioco, le mani in tasca, la sigaretta accesa in bocca.
Nel posto vuoto, c'era una coppola marrò.
Dietro: mio zio Serafino.
Meravigliatosi del posto vuoto e lo stadio strapieno mio zio Serafino ci spìa: "Scusàsse: ma com'è che questo posto vicino a vossìa è vuoto?".
Allora il vecchio si gira, guarda mio zio Serafino, e prendendo anulare e mignolo nel pollice ci fa segno che il detentore del posto: è morto.
"Maròòò, nooo, mi dispiace, non mi volevo permettere..."
Ma lo stadio è strapieno, il posto è vuoto, e mio zio Serafino la domanda non se la può tenere: "Mi scusi: ma non poteva lasciare il biglietto ad un parente?".
Il vecchietto sorride amaro e dice che no, non poteva: sono tutti al funerale...
"Nooo, Maròòò, mi dispiace."
Ma la nuova domanda che nasceva dentro mio zio Serafino esigeva una risposta.
"Mi scusàsse... ma cu è ca murìu?, chi è morto?"
E il vecchietto si gira, spegna la sigaretta: "Chi è morto?... E' morta mia moglie".
La partita finisce 7 a 0.
Rembò segna nove golle.
Due glieli annullano e ancora oggi ci si chiede perchè.
Rembò è un calciatore prodigio, un profeta del pallone.
Si ritira nel 1974 a 19 anni.
Da allora, di lui non si sa più niente.
Intanto, capisci che la palla è rotonda, e gira, e deve girare.
Che ogni suono ha sempre un silenzio con sé.
Che ogni cosa è se stessa ma anche un'altra.
Che la scomparsa di Rembò è un buco luminoso e pure un gol all'incrocio dei pali.
Rembò
Davide Enia
Fandango Libri
256 pagine, 15 euro
Affascinato e ingenuo, dopo la seconda puntata scrissi una mail all'autore:
"E' tutta realtà? Rembò è vissuto veramente? E perchè c'è stato il bisogno di raccontare la sua vita?"
La risposta di Davide Enia, ancor'oggi appesa nell'armadio di camera mia, è stata:
"Tutto è reale, che è un modo sottile di dire che niente lo è".