Oggi è il trentanovesimo compleanno di quello che per me è stato un mito dello sport, anzi sarebbe il caso di dire un vero Gigante.
Hermann Maier tra il 1996 e il 2009 ha disputato 13 stagioni della Coppa del Mondo di sci vincendo 4 Coppe di Cristallo, 10 di Specialità, 6 medaglie Mondiali, con 54 vittorie (dietro solo a Stenmark) e 96 podi in Coppa del Mondo. Tra il 1998 e il 2000 ha vinto 7 gare consecutive in Super G. Ha vinto 4 medaglie Olimpiche; i due ori di Nagano dopo un volo pauroso in allenamento.
Senza dubbio uno dei più forti sciatori di sempre.
Qui finiscono i numeri del campione e iniziano le emozioni dell'uomo: queste righe le ho scritte quasi 4 anni fa in ricordo del ritorno alle competizioni dopo quasi 500 giorni per colpa di un incidente.
"Era il 14 gennaio 2003.
4 anni fa esatti.
Gigante di Adelboden, Svizzera.
Lui c'era, era tornato Herminator.
O meglio Herminator tornato uomo.
Qualche anno prima, quel sciagurato 24 agosto 2001 Herman Maier era in moto, la sua grande passione, dopo lo sci ovviamente. A un incrocio nella sua Austria, il botto.
Finisce dritto, disteso, come mai gli era capitato nemmeno sulla mitica Straif o sul terribile muro della Gran Risa. Ospedale e poi coma.
Non ce la fa. O forse si. Ma le gambe no.
E invece si.
Ha vinto di nuovo Herman.
Le oltre 50 vittorie in Coppa del Mondo sono briciole in confronto.
Io quel 14 gennaio 2003 c'ero. Era un martedì ma per un motivo o per l'altro(o più probabilmente per quello che qualcuno si ostina a chiamare destino)io ero a casa.
Raitre, ore 10.00.
Prima tappa del circo bianco del nuovo anno.
Uno via l'altro, tutti gli atleti, italiani compresi.
Chissenefrega.
Nessuno era lì per loro.
Come quella volta in Francia: Digione 1979, Gran Premio di Formula 1. Vince la prima vettura con motore turbo.
Embè?
Nulla in confronto al duello degli ultimi tre giri tra un esperto Renè Arnoux e un impavido Jill Villeneuve. Sorpassi e controsorpassi memorabili che rimarranno per sempre.
Come quella discesa.
Herman Maier, non quello invincibile ma quello vinto, ma non sconfitto.
Abbattuto, ma risorto.
Come solo i veri campioni sanno fare.
I campioni della vita non quelli dello sport.
Ad Adelboden c'era il pienone. Non più di 5000 persone nelle gradinate. Non meno di mezzo mondo sparso chissà dove che aspettava lui.
Fotografi accreditati quanti quelli per le ultime olimpiadi.
La diretta più lunga della Rai per una gara sciistica.
Anche se lui era sempre stato Herminator-l'invincibile capace di vincere Coppe del Mondo di specialità e assolute quel giorno non poteva partire tra i primi. Per la classifica FIS che decreta l'ordine di partenza lui doveva partire indietro. Molto indietro.
Tutto ciò sembra fatto apposta: sembra uno di quei banali espedienti letterari per portare il pathos alle stelle.
Pettorale numero 47 mi pare, o giù di li.
La pista segnata, le buche, le lastre di ghiaccio.
"Spero ce la faccia ad arrivare in fondo". Questo fu il commento di Paolo de Chiesa, commentatore Rai ed ex sciatore. Uno che se ne intende.
Il mondo era scettico.
Fino a 14 mesi prima dovevano amputargli entrambe le gambe, se gli fosse andata bene.
Al cancelletto di partenza quel giorno partì con una sbarra di ferro di 37 centimetri nella gamba destra.
Non lo so.
Per me è inconcepibile.
Le sollecitazioni della vita normale sono più che sufficienti per debilitare totalmente una persona sana.
Evidentemente lui era veramente Herminator.
E' partito e ha sciato.
Come? Non lo so. Chiedo venia.
Io stavo piangendo dall'emozione.
Silenzio più totale in telecronaca.
Forse era in testa Hans Knauss o uno di quelli li. Non mi ricordo e non è importante, mai vittoria fu meno osannata.
So che la gara l'ha finita.
Al traguardo ad aspettarlo c'era un pubblico festante e consapevole di aver capito cos'è veramente lo sport. Quello vero.
Il mio cuore era li, con lui.
Taglia la linea rossa.
Trentaduesimo.
Il pubblico in delirio.
Lui no.
Per la seconda manche si qualificano solo i primi trenta.
Cinque centesimi. Cinque centesimi solamente.
Una smorfia scalfisce il suo gelido volto.
Ma poi un sorriso dei suoi.
Voleva disputare la seconda manche solo per sciare ancora, la vittoria non conta. Non più.
Questo è sport.
La commozione sul volto di quell'uomo con le gambe di Cipollini e le spalle di Magnini, questo è il vero campione.
A distanza di quattro anni Herman non è più stato chiamato Herminator o l'invincibile.
Perché non sono più le sue peculiarità tecniche o fisiche a risaltare bensì la sua mente e soprattutto il suo cuore.
Dopo quella gara ha vinto ancora tanto(è campione del mondo in carica di gigante, la SUA specialità, ed è bronzo a Torino 2006)e ora alla soglia dei 36 anni Herman inizia a vincere un po’ meno. Le sue gambe sono possenti la metà degli anni scorsi. Il suo cuore no, è lo stesso, così continua a sciare perché lo sci lo ha fatto rivivere.
E' il giusto tramonto di un campione.
Un campione del cuore.
Grazie Herman!"