Nell'edizione di Anversa 1920, per esempio, il finlandese Joonas Myyrä, mentre riposava sull'erba prima della gara, venne colpito dal giavellotto di uno statunitense che si riscaldava. Trasportato subito all'ospedale per la ferita al braccio con cui lanciava, i medici gli rimossero la scheggia di osso dal gomito. Meno di un'ora dopo, tornato allo stadio, vinse l'oro e ottenne il record olimpico della specialità con 66,78 metri.
Come Jonni anche l'italiano Livio Berruti trascorse riposandosi le due ore di pausa tra le semifinali e la finale dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960. Seduto sul prato si mise a sfogliare un libro di chimica rinunciando così a qualsiasi tipo di riscaldamento. Nella gara per l'oro, l' "angelo" (così chiamato per la leggerezza della falcata e la grazia con la quale esprimeva la sua potenza) stabilì il nuovo record del mondo con 20"50 battendo Carney e Seye.
Livio Berruti con gli occhiali da sole e i piccioni sulla pista
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