venerdì 30 marzo 2012

Dall'Isinbayeva a Bettini, passando per Kobe Bryant

Allora è deciso, chi vorrà venirci a trovare nel nostro soggiorno olimpico a Londra dovrà prendere la metro da Usain Bolt fino a Russell Coutts.

Per seguire le finali di scherma l'ideale sarà David Douillet mentre per vedere un match di pallavolo insieme a noi dovrete scendere a Michael Johnson. Per i tuffi o l'atletica potrete scegliere se è meglio Michael Phelps o Emil Zatopek.

L'unica cosa che un po' mi secca è che per andare da Bubka a Bikila o dal trio Carmine-Giuseppe-Agostino (Abbagnale ovviamente) a Scherbo ci toccherà girare veramente tutta la città...
...ma con una Londra così ne varrà sicuramente la pena!

Le stazioni della metro londinese in versione olimpica



giovedì 29 marzo 2012

Londra 2012: -120

Prima dell'avvento di Powell, Bolt, Blake e tutta la compagnia giamaicana, la velocità era un affare quasi prettamente statunitense. Sono gli anni trenta a vedere l'entrata in scena degli atleti di colore con le "frecce nere" Tolan e Metcalfe. L' "Espresso di mezzanotte" -come venne ribattezzato Eddie Tolan- vinse i 100 e i 200 nelle finali olimpiche di Los Angeles 1932. Metcalfe però perse le sfide in maniera alquanto curiosa.

Nei 100, dopo la falsa partenza di Jonath e lo scatto di Yoshiota -che viene presto risucchiato dal gruppo-, è il duo Metcalfe-Tolan a prendere la testa della finale arrivando sul traguardo esattamente nello stesso istante con il tempo di 10"38. La vittoria viene assegnata però solo a Tolan perchè per primo attraversa la linea protendendosi meglio del rivale. Nonostante lo stesso tempo d'arrivo il record del mondo viene così assegnata solo a Tolan. (Più tardi però Matcalfe riuscirà a portare il nuovo limite a 10"2).

Ralph Metcalfe non ha maggior fortuna pochi giorni dopo, quando era il favorito nella finale dei 200. Il 3 agosto 1932 finì solo al terzo posto battuto ancora una volta dal compagno di squadra di Denver. Sorpreso e non convinto, Metcalfe decise di controllare centimetro per centimetro la corsia più esterna, quella dove aveva corso. Dopo aver scoperto che risultava 3 metri più lunga, Metcalfe informò i suoi dirigenti che però lo invitarono a non presentare reclamo. Anche in quella gara infatti si era manifestato lo strapotere USA con Tolan oro e Simpson argento.



Perle di sport: Mauro e Mirco Bergamasco

Dal libro "Andare avanti guardando indietro" di Mauro e Mirco Bergamasco con Matteo Rampin:

«Un versetto del Vangelo secondo il rugby recita: "Ama il tuo nemico, e dimostragli il tuo rispetto riempiendolo di legnate". Il rispetto per l'avversario sta anche qui: mai fermarsi nel segnare mete, mai rallentare il gioco; sarebbe una mancanza di rispetto per l'avversario più debole, che potrebbe addirittura offendersi. Trattare l'avversario come un tuo pari e continuare a dare il massimo fino all'ultimo minuto non è nemmeno espressione di superbia, ma di umiltà: gioco con te anche se sei manifestamente più debole, perché la tua debolezza non mi autorizza ad umiliarti. Dal punto di vista della squadra più debole, subire cento punti può essere anche un onore, oltre che un modo per capire il proprio valore reale.»




mercoledì 28 marzo 2012

Primavera significa beach volley...

...e forse questo è uno dei punti più incredibili realizzati sulla sabbia:


Buoni tornei a tutti!

P.S. Se vi serve un umile manovale del volley sapete che potete contare su Gi.Ba. (nomen omen dicevano i latini!)



domenica 25 marzo 2012

La fortuna di essere italiani

Al torneo di tiro a volo svoltosi in Kuwait nei giorni scorsi, gli organizzatori al momento di suonare l'inno del Kazakistan hanno trasmesso la parodia tratta dalla colonna sonora del film Borat. Dopo aver sbagliato anche l'inno serbo, la premiazione è stata ripetuta. 


 L'atleta in ogni caso non ha battuto ciglio. Imperterrita ha tenuto la mano sul petto.

All'Italia dubito potrebbe accadere una cosa simile. Alle Olimpiadi di Mosca 1980, Luciano Giovannetti -ora commissario tecnico della nazionale- vinse la finale nella specialità piattello fossa. Causa boicottaggio però il team azzurro era presente sotto il vessillo olimpico e non si poteva così nè suonare l'inno nè issare il tricolore. Giovannetti allora lanciò in aria il suo berretto e lo centrò con l'ultimo colpo rimasto in canna. Poi, un suo amico fece issare sul pennone un tricolore improvvisato e i tifosi presenti intonarono l'Inno di Mameli.



sabato 24 marzo 2012

Soldi buttati

Quasi quasi un euro su Massa lo metto...




...ma anche no.


P.s. post-gara e pre-giornali di domani: Perez al posto di Massa?

venerdì 23 marzo 2012

Omaggi

Ieri, in casa contro i Bulls, i Raptors di Bargnani hanno giocato con una divisa mimetica in omaggio alle forze armate canadesi. La maglietta è anche piuttosto bruttina e non ha nemmeno portato fortuna alla formazione di Toronto che ha perso 82 a 94.


Però l'idea di una maglietta celebrativa o particolare mi piace non poco. Capita spesso nel motomondiale, mondo forse più attento alla propria storia e ai miti di un tempo, di preparare livree ad hoc. Capita meno, o quasi mai, negli altri sport. I colori della maglia sono sacri, per carità. Però, una volta tanto, vestire in onore di qualcosa o qualcuno, magari della società stessa, non sarebbe male. E non solo a livello di marketing.
Poi penso che una delle tante volte Cipollini si è conciato così e cambio idea.






giovedì 22 marzo 2012

Perle di sport: Larry Bird

«E' Dio travestito
da Michael Jordan»
(Larry Bird)




mercoledì 21 marzo 2012

Fair play

Certo, la partita era praticamente finita visto che si era al 90'.
Certo, il gol non avrebbe cambiato le sorti del match.
Certo, se fosse sempre così sarebbe più bello.



Certo, se i tifosi avessero evitato la rissa nel post-partita sarebbe stato troppo. 

P.S. Nell'hockey non se la passano tanto bene eh?!



martedì 20 marzo 2012

Zeman alla Juve!

C'avevate creduto eh?
Ma Zeman in realtà è Karel, il figlio del più celebre boemo.
E la Juventus in realtà è l'Alma Juventus Fano 1906.
Dal sito www.almajuventusfano1906.com
Lo ammetto, anche come bufala è un po' eccessiva.



Bentornata

Non è la brutta copia di Thorpe. E questo forse lo diceva anche la sua carta d'identità, meno il palmares.
Laure Manaudou, vincendo i 100 dorso ai campionati di Francia, si è qualificata per le Olimpiadi di Londra. La notizia mi fa parecchio piacere e non certo perchè nutro una forte antipatia verso una diretta avversaria qual è Federica Pellegrini. Mi fa piacere perchè alza il livello delle gare e perchè le Olimpiadi dovrebbero rappresentare sempre ciò che di meglio c'è nel panorama mondiale. Mi fa piacere perchè sono contro i ritorni dopo il ritiro, ma abbandonare a 22 anni era effettivamente troppo presto.




Celo, manca

Ma non è successo assolutamente di tutto nell'ultimo weekend sportivo?
Un po' come nelle figurine di un tempo qualcosa c'è stato, qualcosa no. Qualcosa "celo", qualcosa "manca".


Celo: la vittoria dell'Italrugby contro la Scozia.
Manca: il decimo (in tredici partecipazioni) cucchiaio di legno nella storia del Sei Nazioni italiano.
Però celo anche il Grande Slam del Galles che fa tris in otto anni, nemmeno il leggendario Galles degli anni '70 aveva osato tanto.


Celo: la teoria di Van Bronckhorst. Fosse anche solo per la prima gara, ma intanto l'unica macchina non brutta ha vinto.
Manca: (e per l'ennesima, eccessiva, volta) Massa. E c'è chi sfoggiava striscioni con scritto"forza felipe"


Celo: Hirsher re di coppa del mondo di sci tra i saluti in vestito tradizionali e citazioni a "sci volanti" in onore a maestro Didier.
Manca: il bastoncino di Lindsey Vonn rimasto agganciato alla partenza. La statunitense rimanda all'anno prossimo il record di Hermann Maier (2000 punti in una stagione).  


Celo: l'arbitro Bergonzi che torna ad arbitrare la Juve dopo le polemiche con Conte
Manca: le polemiche


Celo: un altro outsider che vince la Sanremo
Manca: dal 2008 un italiano che vinca una classica


Celo: Shwazer a 14" dal record mondiale nella 20km di Lugano
Manca: Tagliriol e Thorpe. Per loro niente Londra.


Celo: Gattuso che torna in campo dopo sei mesi
Manca: il poker di Trento in Champion's che così non raggiunge il CSKA


Celo: Fabrice Muamba
E per lui non faccio mancare nulla



lunedì 19 marzo 2012

Fratelli mancati


Con un comunicato la Roma ha ufficializzato la joint-venture con la Walt Disney. Ho sempre pensato che tra i calciatori giallorossi si nascondesse un incrocio tra La Bestia e Caio (il fratellastro di Semola nella "Spada nella roccia").






Londra 2012: -130

Oltre al salto in alto o in lungo da fermo, nelle prime edizioni dei Giochi Olimpici, caratterizzati ancora da scarsa cultura sportiva, andavano in scena anche discipline ora defunte. Altri sport invece sono entrati a far parte del programma olimpico solo di recente. Il baseball addirittura, entrato per Barcellona 1992, ha avuto vita breve: Pechino è stata l'ultima (per ora) apparizione. Chissà che non faccia la fine del tennis: out per 64 anni ma di nuovo in campo dall' '88. Ai sempre presenti atletica, nuoto, ginnastica, scherma e ciclismo si sono affiancate negli anni discipline più o meno incredibili. 

Il golf, che ora cerca di ritornare in gioco, era presente nel 1900 e nel 1904. Altri sport ora molto diffusi, non sono stati più presi in considerazione: il rugby ha lasciato nel '24, mentre il polo nel '36. Di certo, almeno a breve, non potrà entrare il lacrosse che non è nemmeno riconosciuto dal CIO (pur avendo partecipato alla terza Olimpiade).

Nei primi Giochi si disputavano anche le gare di "tiro al piccione vivo", "tiro al piccione d'argilla" e "tiro al cervo corrente". E non poteva mancare il più classico "tiro alla fune": specialità olimpica dal 1900 al 1920. Nella prima finale olimpica (finale perché erano presenti solo due squadre), il 16 luglio 1900, la squadra mista (metà danese, metà svedese) superò il team il Racing club de France. Quattro anni dopo, a St. Louis, gli Stati Uniti padroni di casa monopolizzarono il podio e lo stesso fecero gli inglesi nell'ultima edizione. 

Il 18 luglio 1908, a Londra, si svolsero i quarti di finale tra la formazione di Liverpool e gli USA che potevano schierare Rose, pluriprimatista mondiale nel peso, e Flanagan, pluriprimatista mondiale nel martello. Gli otto inglesi era stati scelti tra i poliziotti della città e in gara calzavano gli scarponi d'ordinanza che oltre ad essere talmente pesanti da impedire d'alzare i piedi avevano listelli e tacchetti di ferro. Appena il giudice diede il "via" gli inglesi con una sola tirata fecero oltrepassare la linea agli avversari che caddero uno sull'altro tra le risate del pubblico. La protesta formale presentata dagli americani, in cui accusarono gli avversari di indossare scarponi non regolamentari, venne respinta. Il team d'oltre oceano lasciò allora la competizione per protesta.

A Stoccolma 1912, alla stessa gara parteciparono solo Gran Bretagna e Svezia. I britannici indossarono ancora i famosi scarponi di quattro anni prima. Gli svedesi però li fecero gareggiare sulla sabbia, dove le pesanti calzature non erano di nessun aiuto. L'oro così andò, facilmente, alla Svezia.




domenica 18 marzo 2012

Tutta colpa del logo

Taranto, battendo Schio in finale, ha alzato la Coppa Italia di basket femminile.
Non sarà che forse questo logo qui sotto (casualmente il mio) avrebbe portato più fortuna? (oltre ad essere oggettivamente migliore!)




giovedì 15 marzo 2012

Perle di sport: Enzo Ferrari

«La vittoria più bella
è quella che deve ancora venire»
                                                                                                        (Enzo Ferrari)



domenica 11 marzo 2012

Raccolta fondi

Per andare a Londra il problema maggiore per me e Marta, dopo quello della "conquista" dei biglietti (come ho già scritto qui), è sicuramente recuperare i soldi necessari alla spedizione. In quanto spettatori è abbastanza normale, il problema nasce se si è atleti.

I canadesi Martin Reader e Chaim Schalk venerdì allo Spoke Club di Toronto hanno organizzato una serata di raccolta fondi per riuscire a partecipare ai prossimi Giochi Olimpici. Dalla locandina sembra sia stata una cosa divertente con DJ e musica a volontà. Il costo? 100 dollari, 150 se in coppia.

Tutto bello e classico sogno americano da avverare?
Assolutamente no.

Reader e Schalk sono due beacher del circuito mondiale ma le loro probabilità di arrivare alle Olimpiadi sono forse pari a quelle mie e di Marta. Per Londra infatti si classificano le prime 16 coppie e i due canadesi sono settantacinquesimi. (qui la classifica aggiornata ad ottobre 2011). In realtà ogni nazione può portare al massimo due formazioni, ma togliendo le coppie in eccesso i due festaioli conquistano solo qualche posizione arrancando in quarantunesima posizione. E, comunque, hanno ben tre connazionali da superare. Reader e Schalk hanno 120 punti, chi occupa la sedicesima posizione ne ha 2580. Insomma, andare a Londra è praticamente impossibile: più che una raccolta fondi, un contributo a fondo perduto.

Che dite, anche io e Marta potremmo dare una festa per sollevare le nostre finanze?? Noi ci eravamo limitati al classico vasone salvadanaio...







sabato 10 marzo 2012

Neopatentato

Jorge Lorenzo ha corso 161 gran premi del motomondiale vincendone 38 e salendo 82 volte sul podio. Oltre alle 44 pole position e ai 18 giri veloci ha conquistato 3 mondiali (2006 e 2007 in sella all'Aprilia 250 e 2010 in motogp con la Yamaha).


Ebbene, da qualche giorno -come dimostra la foto qui sopra- ha pure la patente per guidare la moto.




venerdì 9 marzo 2012

Londra 2012: -140

Connolly dopo la vittoria ad Atene 
Il primo campione delle olimpiadi moderne fu James Brendan Bennet Connolly con un percorso verso la gloria curioso e pieno di ostacoli. 

La leggenda vuole che lo statunitense di Boston volesse partecipare alla prima edizione delle olimpiadi. Per essere presente ad Atene 1896 fece richiesta al responsabile delle attività sportive di Harvard, università nella quale studiava letteratura classica. La risposta fu negativa con la precisazione che se proprio avesse voluto partecipare avrebbe dovuto lasciare l'università. Il suo commento fu lapidario: "Io non mi ritirerò e non farò domanda di ammissione. Io con Harvard la finisco adesso. Buon giorno!". Queste parole forse sono frutto di orgoglio e fantasia postumi, di sicuro però ad Harvard è registrata una richiesta negata e il ritiro presentato da Connolly.


Il viaggio per Atene tra nave e treno fu rocambolesco. A sovvenzionare la spedizione fu il Suffolk Athletic Club che però poi, una volta ritornato in patria, pretese il rimborso. Inoltre, a Napoli Connolly fu derubato ma inseguì il ladro e riuscì a recuperare il biglietto per Atene.

Il primo giorno di gare era in programma la finale del salto triplo. Il diciottenne Connolly era specializzato nell'alto ma cambiò disciplina quando gli ufficiali di gara chiamarono i rappresentanti dei vari paesi e ci si accorse che il team USA non aveva nessuno che poteva partecipare.


La statua in onore di Connolly a Boston
La vittoria non poteva essere meno goliardica: si tolse il berrettino lanciandolo in un punto lontano. Quando fu il suo turno arrivò esattamente dove c'era il cappello ovvero a 13,71m, ben oltre un metro più lontano del secondo classificato.
Nei giorni successivi arrivò secondo nella sua specialità (1,65 nell'alto) e fu bronzo nel lungo.

A Parigi 1900 vinse l'argento nell'alto e a St. Louis partecipò come giornalista. In seguito scrisse più di 200 racconti e 25 romanzi e si presentò due volte alle elezioni per il Congresso degli Stati Uniti. Ma non fece mai più ritorno ad Harvard.

L'ultimo olimpionico prima di Connolly, nel 369, fu l'armeno Varazdat trionfatore nel pugilato.




giovedì 8 marzo 2012

Perle di sport: Gianluca Vialli

Dal libro "The Italian Job" di Gianluca Vialli con Gabriele Marcotti:

«Esiste quell'abusata ma evidente qualità che chiamiamo genio: l'abilità di immaginare azioni che sono al di là della portata del calciatore medio. Pensate a David Beckham che segna da oltre 50 metri contro il Wimbledon. O a Pelé che gela il portiere uruguagio con quella famosa finta nel 1970. O al colpo di tacco volante di Gianfranco Zola contro il Norwich nell'FA Cup. Questi momenti sono speciali per la scintilla creativa che li produce. Sono l'equivalente calcistico della Gioconda di Leonardo o dell'esecuzione psichedelica dell'inno nazionale americano di Jimi Hendrix a Woodstock. Ciò che li contraddistingue non è il lato tecnico. La maggior parte dei calciatori professionisti può "ipnotizzare" un portiere come ha fatto Pelè o centrare la porta da metà campo come Beckham. E per quanto il colpo di tacco di Zola fosse tecnicamente difficile, ci sono probabilmente molti attaccanti che potrebbero ripetere quel gesto in allenamento. Allo stesso modo, ci sono decine di aspiranti Leonardo che potrebbero probabilmente produrre una copia accettabile della Gioconda. E immagino che molti musicisti nei loro studi riuscirebbero a eseguire una rivisitazione paragonabile all'inno americano di Hendrix. No, quel che rende speciali tali momenti è la scintilla che li precede: l'istinto di fare qualcosa a cui la maggior parte di noi non penserebbe nemmeno. E farlo in quel momento particolare, in quel particolare contesto. Questo è il genio. Un buon musicista, a Woodstock, avrebbe suonato una canzone diversa in modo diverso. Un buon artista avrebbe dipinto un ritratto più tradizionale della Monna Lisa. E, allo stesso modo, un buon calciatore avrebbe provato a spedire la palla alle spalle del portiere dell'Uruguay, o a passarla indietro o a controllarla. Leonardo e Jimi Hendrix sono stati geniali: hanno innovato, facendo qualcosa che nessuno si aspettava. A modo loro, Pelé, Beckham e Zola hanno fatto lo stesso.»



mercoledì 7 marzo 2012

...pericolo costante

Crash test negativi e nessun giro di pista nelle prove pre-mondiale. Per la Marussia (l'erede della Virgin) si mette proprio male. Almeno però hanno ingaggiato un signor(A) pilota.


Mi sa che non ha nulla a che spartire con Danica Patrick.



domenica 4 marzo 2012

Dorando Pietri con gli sci

Non poteva che essere Bode.


giovedì 1 marzo 2012

Perle di sport: Ayrton Senna

«Non esiste una curva
dove sia impossibile passare»
(Ayrton Senna)